Calcolo quote ereditarie
Quanto spetta a ciascun erede, con o senza testamento. Ogni quota riporta l’articolo del codice civile da cui deriva.
Come funziona il calcolo
Il codice civile stabilisce un ordine di priorità: i figli escludono genitori e fratelli, e questi escludono i parenti più lontani. Il coniuge concorre sempre.
Senza testamento (successione legittima)
- Coniuge con un figlio: metà ciascuno (art. 581 c.c.).
- Coniuge con più figli: un terzo al coniuge, due terzi ai figli (art. 581 c.c.).
- Coniuge con genitori o fratelli, senza figli: due terzi al coniuge, il resto agli altri, con almeno un quarto ai genitori (art. 582 c.c.).
- Genitori e fratelli, senza coniuge: per capi, ma ai genitori spetta almeno la metà (art. 571 c.c.).
- Nessun parente prossimo: ereditano gli altri parenti fino al 6° grado (art. 572 c.c.).
Con testamento (quota di legittima)
Chi fa testamento non può disporre liberamente di tutto: una parte dell’eredità è riservata per legge a coniuge, figli e, in mancanza di figli, ai genitori. Il resto è la quota disponibile, che il testatore può lasciare a chi vuole (artt. 536–556 c.c.).
Cosa non copre questo strumento
- Rappresentazione: un figlio premorto che lascia dei nipoti (art. 467 c.c.).
- Nonni o altri ascendenti al posto dei genitori.
- Coniuge separato con addebito, o unione civile sciolta.
- Fratelli unilaterali (di un solo genitore comune).
- Donazioni fatte in vita, collazione e azione di riduzione.
Domande frequenti
Chi eredita se non c’è testamento?
Senza testamento si apre la successione legittima: ereditano nell’ordine il coniuge e i figli, poi genitori e fratelli, infine gli altri parenti fino al sesto grado. I figli escludono genitori e fratelli; il coniuge concorre sempre con gli altri eredi (artt. 565 e seguenti del codice civile).
Quanto spetta al coniuge senza testamento?
Dipende da chi concorre con lui: metà dell’eredità con un figlio, un terzo con due o più figli, due terzi se concorre con genitori o fratelli del defunto, tutto se non ci sono né figli né genitori né fratelli. Al coniuge spetta inoltre il diritto di abitazione sulla casa familiare (artt. 581–583 e 540 c.c.).
Che cos’è la quota di legittima?
È la parte di eredità che la legge riserva ai familiari più stretti — coniuge, figli e, se non ci sono figli, genitori — anche contro la volontà espressa nel testamento. Un testamento che la viola non è nullo, ma il legittimario può agire in riduzione per ottenere quanto gli spetta (artt. 536 e seguenti c.c.).
È possibile diseredare un figlio?
No, non del tutto: il figlio è un legittimario e la sua quota di riserva gli spetta per legge. Il testatore può però destinare ad altri la quota disponibile. La diseredazione totale è possibile solo nei rari casi di indegnità a succedere previsti dall’art. 463 c.c.
Il convivente ha diritto all’eredità?
Il convivente di fatto non è erede legittimo: senza testamento non riceve nulla, salvo il diritto di continuare ad abitare nella casa comune per un periodo limitato (legge 76/2016). Per tutelarlo serve un testamento, nei limiti della quota disponibile. Diverso il caso dell’unione civile, equiparata al coniuge.
Come si calcola la quota disponibile con testamento?
Si sommano le quote di legittima di coniuge, figli o genitori secondo gli artt. 536–544 c.c.; quello che resta è la quota disponibile. Ad esempio, con coniuge e due figli la riserva è metà ai figli e un quarto al coniuge: la disponibile è il quarto rimanente (art. 542 c.c.).